Si nota, però, una generale acquiescenza nei confronti di queste affermazioni un po' orientative da parte della stampa. Di sicuro gli aderenti all'alleanza sono tra i maggiori clienti di spazi pubblicitari sulle pagine delle riviste specializzate di informatica e non solo, ma in questo caso, forse, conta più l'acritica accettazione da parte dei giornalisti di ogni cifra che abbia anche solo una lontana parentela con un procedimento scientifico utilizzato per ottenerla. Ma poiché questo non basta, soprattutto non basta per quanto riguarda i siti internet indipendenti (almeno fino a quando la legge sull'editoria non li ridurrà al silenzio), è chiaro che BSA, anche travalicando i propri compiti istituzionali. che non prevedono attività di persecuzione anche degli ``infedeli'' oltre che quella dei ``pirati'', impiega una gran quantità di risorse, anche legali, lautamente pagate per evitare ogni e qualsiasi confronto sull'argomento.
``Qualche anno fa, quando questo giornale [Punto Informatico] cominciava ad essere conosciuto in rete, '' -- svelerà un Massimo Matellini scottato ed insolitamente accomodante -- ``ci capitò di ricevere una stizzita replica di BSA ad un mio articoletto nel quale scrivevo le stesse cose che sento dire in giro oggi''. E, poco più in là, evidentemente autocensurandosi, ``[...] [una BSA] che ama fare la ``figura del duro'' e che sceglie strade per lo meno inconsuete per far parlare di sé e del problema della pirateria software. E scrivo ``inconsuete'' per evitare un ennesimo scambio epistolare con i responsabili italiani di BSA.''.
Una bella polemica è invece scoppiata sulle colonne de " Il Sole-24 Ore" tra la Fapav (Federazione antipirateria audiovisiva), la Fpm (Federazione contro la pirateria musicale) e i Prof. Marco e Mario Centorrino. In un articolo estremamente chiaro riportato in prima paginain "I pirati informatici 'fai-da-te'. Accuse infondate alla malavita organizzata" in Il Sole 24 Ore n. 138 del 21 Maggio 2001 pag. 1 ``Ciò che lascia perplessi -soprattutto se si osserva il fenomeno da un punto di vista sociale - è la connessione che viene teorizzata tra pirateria e organizzazioni criminali. [...] Risulta difficile pensare che Mafia e Camorra si celino dietro gli annunci (con offerte di programmi, film, Cd musicali e videogiochi) che si trovano in numerosissime bacheche virtuali. O ancora che controllino le compravendite che avvengono tra i banchi di scuola.''. Per concludere ``infine, per ciò che concerne le perdite, resta da aggiungere che le copie innescano una sorta di meccanismo virtuoso, che sfugge alle statistiche, grazie al quale le perdite causate dalle copie vengono compensate da un guadagno per l'industria del software per le vendite di hardware.''. In conclusione, secondo Mario e Marco Centorrino, ``Non che i pirati siano da assolvere, ma il fenomeno va valutato nel suo complesso''.
Una così radicale posizione contro le affermazioni di questa anti-pirateria non poteva sfuggire alla Fapav e alla Fpm che, in una lettera al giornale di Luciano Daffarra (Fapav) e Enzo Mazza (Fpm) sfoderano il meglio delle capacità dialettiche che queste federazioni possono vantare. Tra i ``respingono in maniera ferma e decisa'', gli ``appare allarmante'' i ``docenti evidentemente male informati'' e ``i canali di vendita sono gli stessi [del] contrabbando di sigarette, del traffico di droga e di armi''. Per giungere al completo stravolgimento delle tesi degli autori ``L'articolo in questione [...] appare un elogio del fenomeno criminale sostenendo che in realtà esso innesca un "meccanismo virtuoso" con guadagno indiretto per l'industria dell'hardware. Tale tesi non solo non è supportata da alcun dato ma appare eticamente e giuridicamente inaccettabile.''. I professori sono così pronti per la gogna o l'apologia di reato. Ma questo non basta, sarà infatti necessario invocare la censura: ``Ci sorprende che un giornale prestigioso come Il Sole-24 Ore possa aver pubblicato un articolo nel quali si giustifica la commissione di illeciti posti a danno di un comparto industriale basato sull'opera creativa degli autori, motivando tale affermazione con il fatto che essa avvantaggerebbe un altro settore complementare al primoLettera a Il Sole-24 Ore del 28 Maggio 2001 pag. 8 ``Musica e film: la copia "pirata" e la malavita''''.
Risponderanno gli autori: ``È forzato, sulla base dell'esperienza comune, sostenere che il fenomeno della pirateria audiovisiva e musicale sia da riportare unicamente - o in parte preponderante - all'opera di organizzazioni criminali. Non si può nemmeno affermare organizzazioni criminali si identifichino necessariamente con organizzazioni mafiose. D'altra parte chiunque frequenti la popolazione giovanile sa quanto in tema di musica e fil funzioni il fai-da-te.''
``Inoltre il parametro sui software copiati utilizzati in Italia (il 46% secondo "Il Sole-24 Ore" del 22 maggio) fa riflettere: non rientra nei canoni dell'accumulazione mafiosa tralasciare la parte del mercato più consistente per dedicarsi a quella economicamente meno interessante. Va aggiunto che mettere in rapporto la pirateria con la diffusione di hardware non implica alcuna valutazione morale sulla correlazione stessa''.
I due, ``male informati'' professori concludono con una domanda la propria pacata risposta: ``qualcuno ha provato a paragonare l'andamento del fatturato da pirateria (audiovisiva, musicale e informatica) con i risultati di bilancio delle aziende? Noi lo abbiamo fatto, compiendo una ``regressione multipla lineare'' sui numeri di 50 paesi (Italia compresa): non esiste alcuna relazione tra il livello delle perdite delle aziende e il tasso di pirateria''.
In un periodo in cui aziende simbolo come la Andersen Consulting e la Price WaterHouse perdono la faccia -quando non altro- e patteggiano multe di milioni di dollari per pratiche non proprio ortodosse nella certificazione delle scritture contabili forse sarebbe il caso di fare un po' più caso anche a come vengono prodotti i dati realizzati dalla BSA che sempre più spesso si ritrovano alla bas