Non deve poi essere facile per una organizzazione che rappresenta il grande inquisitore mettersi a fare un panel statistico, con questionari anonimi-ma-non-troppo ai pirati per valutare l'incidenza del software copiato illegalmente su quello complessivo.
Il dato proviene da uno studio condotto da un istituto di ricerca molto vantato dalla BSA in tutta la sua comunicazione, e ribadito praticamente in ogni comunicato.
Questo istituto di ricerca avrebbe "generato" queste statistiche in base a complicati modelli basati però, secondo quanto la stessa Microsoft dice sulla propria pagina web, su una valutazione di dati riguardanti la pirateria informatica dovuta, ma guarda un po', proprio alla BSA stessa [1].
É importante capire meglio questa cosa perchè se è vero che sulla base di questo studio sono state scritte centinaia e centinaia di pagine sulla necessità di fare la guerra alla pirateria, se è vero che anche grazie a questo studio i governi, tra cui quello Italiano, hanno varato l'istituzione uffici appositamente dell'Autorità del Garante delle Comunicazioni allo scopo e se è verso che persino in Europa ci apprestiamo a fare i conti con una "unità di crisi" appositamente costruita non possiamo aspettarci altro che questo studio quindi sia un corposo e ragionato sistema, certificato da un serio metodo scientifico e basato su alcune evidenze incontestabili per cui tutti, anche i più critici, non possanno trovare nulla da ridire. D'altronde un punto percentuale in più o in meno "generato" da questo sistema significano svariate decine di milioni di dollari o di euro di utili in più o in meno.
Lo studio, invece, è però un documentino striminzito di 12 pagine pubblicato fin dal 1994 con il nome ``Global Software Piracy Final Report'', siamo arrivati alla nona edizione (sebbene le prime due edizioni bisogna cercarle con molta cura nel sito BSA e la terza sia inesistente).
La società di ricerca che produce lo studio è la International Planning and Research Corporation. Lo studio viene firmato (e pagato) dalla Business Software Alliance anche se nella versione del 1999 ma non in quelle successive viene epigrafato anche dalla Software & Information Industry Association (SIIA).
Ma lo "Studio", in effetti, nella sua ultima versione, ha solo 9 pagine e non più di due sono riservate a quella che tecnicamente viene chiamata "Nota Metodologica", ovvero quello che dovrebbe spiegare quanta sia la validità scientifica della studio. 7 pagine di contenuti più due di metodologia. Questo può bastare ...
Ma le dimensioni non sono tutto. Anche se il risultato finisce per essere in realtà solo un piccolo condensato di cifre, con una nota metodologica ridotta all'osso, a nessuno può sfuggire che alcune delle più importanti intuizioni scientifiche sono state introdotte con non più di nove pagine da alcuni grandi scienziati. Si pensi alle teorie economiche di Ronald Reagan schizzate sui tovaglioni di carta al ristorante...
In verità non sembra proprio che lo studio abbia alle spalle una cosí complessa realizzazione. Sembra proprio il risultato di un piccolo foglio di calcolo contenente da un lato la valutazione dell'offerta di software proprietario e dall'altro la domanda.
E neppure se lo si chiede alla IPR, che si trincera dietro al fatto che è tutto privato. Privato... di chissà che.
Ma pur piccolo e realizzato in modo facile, quel che conta è la qualità! E la qualità di uno studio statistico, basato su una metodologia tutto sommato semplificata, va valutata sulla qualità delle proprie fonti dei dati.
Fino a due anni fa la nota metodologica dello studio, riportata nelle ultime pagine, sfiorava il ridicolo quando diceva: ``Lo [...] studio consiste nella comparazione di due insiemi di dati, la domanda di nuove applicazioni software e la loro l'offerta sul mercato legale.'', per quanto riguarda la domanda ``La fornitura di PC per i principali paesi è stata stimata da dati proprietari e confidenziali forniti dalle aziende aderenti alla BSA e alla SIIA. I dati sono stati sono stati comparati e combinati per formare una stima consensuale [...]'', per quanto riguarda l'offerta poi si dice ``[In mancanda di dati ufficiali sulle vendite] il nostro approccio è stato di utilizzare le aziende aderenti alla BSA e alla SIIA per sviluppare lo studio sulla pirateria fornendo volontariamente i propri dati sotto un accordo di non pubblicazione (Non-Disclosure Agreement) con il proposito di costruire una stima accurata delle vendite dell'industria del software nel 1999''.
Così la stima sulla pirateria si riduce quindi alla comparazione tra dati proprietari e confidenziali e dati non pubblicabili, in sostanza nulla che sia possibile controllare. Le ultime due righe danno la metodologia del processo di revisione qualitativa dello studio: ``Per assicurare un alto livello di confidenza, le aziende aderenti a BSA e SIIA hanno potuto revisionare i risultati dello studio e il loro input è stato usato per validare e raffinare le assunzioni dello studio''. Molti, a questo punto, potrebbero avere la necessità di sopprimere la spontanea maliziosa considerazione: ``Avendogli fornito direttamente i dati dell'offerta e essendosi messi d'accordo su quelli della domanda, cosa vorranno controllare mai gli aderenti alla BSA, che la IPR sappia fare le sottrazioni?''
Negli ultimi anni le cose sono cambiate. E non sembra in meglio. Mentre prima i membri di BSA fornivano sia i dati sulla richiesta di applicazioni che sull'offerta di soluzioni software, nell'anno in corso si è adottato una classificazione basata su una ricerca di mercato . Lo studio "ventilato" (poichè nessun riferimento specifico è citato) riguarda solo il mercato statunitense, preso presumibilmente come esemplare del mercato globale.
Ma siamo precisi. Il primo passo è quello di chiedere ai singoli aderenti alla BSA quanti nuovi PC secondo loro sono stati distribuiti nell'anno in corso paese per paese e suddivisi tra PC per casa e quelli aziendali. Si valuta inoltre se i PC sono "nuovi" o se ne sostituiscono uno già presente. Inoltre per ogni paese del mondo si valuta il "livello tecnologico", contando il numero di impiegati (colletti bianchi) del paese considerato. A cosa servano queste valutazioni non è affatto chiaro. Un computer "nuovo" richiede una diversa composizione di software proprietario di uno in sostituzione? O a quest'ultimo è concesso il "riuso" di licenze già acquistate?
Trovato l'accordo su quanti e quali nuovi PC vengono acquistati in ogni singolo paese della Terra gli aderenti a BSA passano a valutare quanto software "dovrebbe" esistere per ogni PC.
Ogni produttore aderente a BSA a questo punto mette sul campo il suo "mix" ideale. Tanti programmi di utilità, tanti di produttività, tanti compilatori C, ecc. ecc. Così si valuta l'offerta.
Ovviamente l'utente medio non ha una vaga possibilità di pensare di poter usare una alternativa libera. Secondo la BSA tutti i software devono essere scelti all'interno del menu dei propri aderenti che vendono software proprietario. E se non lo sono: TUTTI PIRATI.
Insomma lo studio sulla pirateria si riduce più o meno qualcosa del tipo: hanno chiesto ai produttori di software proprietario aderenti a BSA quanto secondo loro avrebbero dovuto guadagnare in Italia e quelli gli hanno risposto: ``Be' il 44% in più ci andrebbe bene'', e questo diventa il livello di pirateria informatica.
Oh, certo, la cosa è nascosta sotto un sacco di paroloni, ipotesi, modelli, campionarie, normali standard e via dicendo. Ma gratta gratta questo è quello che c'è sotto.
Inoltre, se proprio si vuole essere maliziosi, andrebbe notato che Microsoft potrebbe sapere molto bene quello che succede in quell'istituto di ricerca visto che (ma del tutto casualmente per carità) con tanti posti sul globo terracqueo dove piazzare un istituto di ricerca questi si sono andati a piazzare nello stesso emisfero (boreale), nello stesso continente (America), nello stessa nazione (USA), nello stesso stato (Washington), nello stesso distretto e nella stessa provincia (Seattle), nello stesso comune (Redmond) sulla 23esima strada solo qualche svolta più in là della Microsoft Drive dove sorge il faraonico campus in cui Bill Gates e i suoi ``Microservi'' producono Windows e Office. Oh... ma il mondo (seppur globalizzato) è proprio piccolo, non c'è che dire!
I dati della BSA saranno in seguito presentati alle istutuzioni dell'Unione Europea sostenuti da uno studio della Price Waterhouse, come avremo modo di vedere nel prossimo articolo, senza che neppure a fronte della palese sconfessione dello stesso istituto di ricerca nessuno si accorgesse, o volesse accorgersi, della debolezza delle evidenze scientifiche di questi lavori.
È interessante notare come anche nello stesso studio della IPR l'incidenza dell'attività della BSA eufemisticamente indicata come ``di promozione della necessità di acquisire versioni legali del software'' è solo la quarta ragione del declino della pirateria di oltre 13 punti percentuali dal 1994. Prima, e di gran lunga la più importante causa del declino della pirateria, è considerata l'apertura di punti di vendita legali del software laddove precedentemente non ve ne erano (bé certo se non lo puoi comprare...). Secondo motivo il miglioramento generale del supporto agli utenti, tra cui la nazionalizzazione dei prodotti, e terzo il crollo dei prezzi al consumo, evidentemente sovrastimati ``riducendo la differenza [di prezzo] tra versione legali e illegali''.
[1] Ad esempio sull'infinita serie di documenti regionali tipo il seguente: http://www.microsoft.com/presspass/press/1998/Sept98/CalifPr.asp. "Price Waterhouse has not undertaken full investigations and cannot verify the information relied upon in making its estimates of the level of software sales in the region. " http://www.microsoft.com/presspass/features/1998/5-19bsaappend.asp