Stamattina, appena dopo le undici, Michael si è chiuso a chiave nel suo ufficio e non ne è più uscito.
Bill (Bill!) gli ha mandato un terrificante messaggio d'insulti sul sistema di posta elettronica: si lamenta di una parte del programma che ha scritto. Secondo l'indice dei fumette- "Bloom County"-incollati-sulla-porta, Michael è di sicuro il programmatore più intelligente nell'Edificio Sette e non è il tipo di accettare disinvoltamente le critiche. L'esatta ragione per cui Bill abbia scelto Michael, tra tutti noi, è oggetto di ipotesi confuse.
Forse si tratta di un controllo casuale sulla qualità del prodotto, tanto per mantenere in riga le truppe. Bill è così intelligente.
Bill è saggio.
Bill è gentile.
Bill è benevolo.
Bill, sii mio amico... per favore!
Inizia così Microservi (Microserfs) di Douglas Coupland, scrittore tra i più interessanti degli ultimi dieci anni. Dopo aver messo in fila tre libri-dipinto di grande intelligenza e non poco successo (almeno nell'immaginario collettivo) come Generazione X del 1992 (pubblicato in Italia da Interno Giallo), Generazione Shampoo del 1994 (Corbaccio) e La vita dopo Dio (Tropea Editore, 1996) questa sua opera è un ritratto gustosissimo di un gruppo di dipendenti del colosso americano del software nel momento del suo massimo splendore che decidono di lasciare la sicurezza del posto fisso per dar vita ad una propria idea imprenditoriale attratti dalla vivacità multiforme della Silicon Valley.
Microservi è simile ai precedenti titoli di Coupland nel senso che, come gli altri, è raccontato dal punto di vista di un intelligente ed ironico, tanto confuso quanto sensibile, giovane talento circondato da ragazzi simili a lui. daniellu@microsoft.com insieme a Karla, Michael, Todd, Bug, Susan, Ethan e Abe sono tutti giovani 'smart' alla ricerca di una propria identità, di un rapporto diverso con il lavoro e le relazioni umane, castrate dall'ambiente opprimente del Campus di Seattle. Nella vita degli ex-Microservi è possibile leggere, di prima mano (il libro è del '95!), i prodromi positivi della "new economy". È un libro pieno di ironie, di piccole intelligenti battute, che rispecchiano con grande verve il mondo geek, con tutte le sue paranoie e i facili entusiasmi, ma soprattutto
Microservi dà una risposta alla domanda: si può lavorare per una azienda come Microsoft e rimanere umani? La risposta di Coupland è chiara: No. I nostri eroi preferiscono tornare nella villa dai genitori di Daniel per dar vita ad un videogioco innovativo, una specie di Lego virtuale chiamato Oop, affascinati dalle idee di programmazione ad oggetti. Quello che colpisce il lettore casuale -non particolarmente avvezzo a questo ambiente- ma alla ricerca di un "tranquillo" romanzo sulla falsariga dei classici romanzi americani dei '90 è che è possibile "non avere una vita" così interessante e profonda pur programmando ininterrottamente per mesi e mesi, ed avere frammenti di diario, scambi di email o post-it casuali che rasentano poesia e filosofia, una immagine completamente diversa da come l'iconografia letteraria ha sempre dipinto il tipico geek. Quello che stupisce noi è da dove viene fuori Coupland? Coglie le cose con un occhio e un orecchio troppo in sintonia con quest'ambiente per esserne solo un cronista. È troppo dentro queste passioni e pulsioni per averci solo ricamato di fantasia, o aver solo riportato per sentito dire. Se non è un hacker è proprio un grande scrittore. Purtroppo la traduzione italiana -pure buona- non può che incespicare in alcuni aggrovigliamenti dello slang computerese, e a volte fa svanire il senso vero delle battute in una specie di ricomposizione letterale un po' loffia. Nel complesso però si respira quell'aria positiva e amichevole che a qualcuno potrebbe far capire perchè il software libero diventa la risposta a questi aneliti.
Microservi va letto anche se non è più attuale il riferimento a Microsoft. L'idolo ha già assaporato quella polvere che l'ha reso opaco e la necessità di una alternativa è diventato un tema "mainstream" - troppo sulla bocca di tutti per comprendere come questi pochi ragazzi stessero, a quel tempo, facendo qualcosa di realmente rivoluzionario.